mercoledì 22 dicembre 2010

Il buon Rafa e l'Inter insaziabile.


Questa è la strana storia di una società mai doma di voglia di giocare ma anche di procurarsi guai. Stiamo ovviamente parlando dell'inter di questi ultimi anni. In un modo o nell'altro sempre al centro di critiche anche quando vinceva troppo! Ma il punto su cui vorrei far chiarezza sono i fatti accaduti di recente. Un inter così vincente non c'è mai stata e il dopo Mou si fa sentire eccome. Arrivato all'Inter il buon Rafa, persona che io stimo al 100% si è ritrovato un fardello davvero più grande di lui. Un inter psicologicamente stanca e anche un po fisicamente. I risultati sarebbero dovuti essere devastanti, l'inter avrebbe dovuto secondo molti continuare a macinare vittorie su vittorie. Ma nessuna macchina è perfetta e così anche l'inter si è rotta. Ma il brutto di tutto questo è far ricadere la colpa sul buon Benitez. Che colpa ne ha lui se quell'ingrato di Mou vinto quello che doveva vincere è andato via? che colpa ne ha lui se i giocatori nella prima parte della stagione sembravano fatti di carta? Ha saputo creare gruppo e ha vinto ad ogni modo 2 trofei. E sicuramente migliore di mou dal punto di vista umano. Mi ricorda un pò Gigi Simoni, grandissimo allenatore ma prima di tutto grandissimo uomo. E ora parlano di Capello, di Leonardo...ma chi li vuole questi qui? chi non si accontenta mai e vede tutto in funzione del risultato. Il calcio non deve essere solo questo. Cosa mai potrà mai fare Don Fabio capello meglio di Benitez? Vogliamo ricordare il tempo di MaCello Lippi? (solo a pensare al disastro che ha fatto mi viene male.)

Bisogna essere persone che valgono poco dal punto di vista umano? come Mou o capello? cinici e antipatici? Io credo che l'inter dovrebbe avere il coraggio di restare così e far crescere il gruppo su l'impronta di Benitez perché è l'uomo giusto. E solo stato tanto sfortunato e poi la traccia lasciata dal Mou non è ancora andata via. Ma l'inter non sogna con il cuore, l'inter vuole essere una macchina da gol e vittorie ma se non insegnano a volare prima o poi tutto finisce. La fine di una canzone dice queste parole...
"È la dura legge del gol gli altri segneranno però che spettacolo quando giochiamo noi non molliamo mai
Loro stanno chiusi ma cosa importa chi vincerà perché in fondo lo squadrone siamo noi lo squadrone siamo noi"
Ma l'inter se ora cambia tutto non sarà cosi...ci vuole cuore...non il pugno di ferro di qualche sergente....e tantomeno l'intervento di qualche fantomatico messia brasiliano...



martedì 16 febbraio 2010

Comunicazione reale e virtuale.



Siamo arrivati nel 2010 e il calcio da quando è nato ha subito molte trasformazioni, si è adeguato alla tecnologia che anno dopo anno l'ha fatto diventare sempre più conosciuto in tutto il mondo. All'inizio era la radio, poi la tv, ora internet. La comunicazione fra il mondo del calcio e il nostro mondo è sempre aperta. Come se fossero due entità distinte comunicano questi mondi, ideali e quant'altro passano tramite messaggi a volte ben codificati altre volte invece meno. Vorrei usare una metafora per descrivere il mondo del calcio. Uno degli ultimi film del famoso attore Brad Pitt si intitola "lo strano caso di Benjamin Button", ed è la storia di un bimbo che nasce vecchio, piccolo nelle dimensioni ovviamente, ma con sintomi e sembianze di una persona anziana. Man mano che il tempo passa e che quindi cresce egli ringiovanisce. Ed è quello che secondo me sta succedendo al calcio, ma non tanto perchè sia nato vecchio quanto perchè le sue origini sono in un epoca molto diversa dalla nostra. Sono cambiati valori e abitudini e ora il calcio dei nostri giorni lo possiamo definire quasi giovane e immaturo. I valori che esso ci trasmette sotto molte forme di comunicazione è che il calciatore è simbolo di ricchezza ma di ignoranza, ma che è questo è l'esempio da seguire perchè siamo in una società dove lo shopping e il fitness sono i valori principali. Il calciatore per la maggior parte dei casi rimanda all'immagine del ragazzo che a 35 anni è ancora un giovinetto e che può permettersi di vivere sopra le righe, fare serate in discoteca circondandosi di belle ragazze, senza pensare troppo al domani visto che il suo patrimonio economico gli permette una certa tranquillità. Sono ben più rari i casi di calciatori che decidono di mettere su famiglia da giovani. Sono questi secondo me gli esempi che dovrebbero essere seguiti, anche se molte volte proprio perchè essendo "tranquilli" non fanno gossip e di conseguenza non fanno notizia. Ma di questo calcio sono in molti a essere scontenti, sopratutto i calciatori di qualche tempo fa. Sono state aspre le critiche ti molti ex giocatori nei confronti di fatti accaduti di recente. E anche vero che è facile parlare, ma se guardiamo i fatti c'è chi si impegnava concretamente, e lo continua a fare tutt'ora. Damiano Tommasi per esempio ex calciatore della Roma e della nazionale era ed'è impegnato nel sociale, usava la sua immagine per giovare le associazioni no profit di cui faceva parte. Purtroppo si infortunò gravemente e per molto tempo rimase fuori dal calcio giocato e di conseguenza la sua immagine perse lustro agli occhi della gente. Quando tornò dall'infortunio chiese di essere riammesso in squadra, e si fece ingaggiare con il minimo stipendio salariabile che equivale a poco più di 1000 euro. Egli volle tornare a giocare a calcio sia per se stesso, evidentemente era la sua passione, ma anche per poter tornare a essere quel punto di riferimento per tante persone che contavano su di lui. Parlando invece di un altro calciatore tutt'ora in attività vorrei spezzare una lancia in favore di Francesco Totti. Se lo stereotipo vuole il connubio calciatore-velina, Totti e Ilari Blasi sono l'eccezione che conferma la regola. Calciatore lui, velina lei, sono esempio per tante persone. Sono sposati e hanno figli, sono una famiglia moderna ma con dei sani principi, impegnati entrambi nel sociale. Totti da sempre ritenuto una persona ignorante ha saputo fare dell'ironia su questo e trarne vantaggio per la sua immagine, infatti tutti ricordermo i libri di barzellette su Totti, il cui ricavato è andato completamente in beneficenza. Molti calciatori probabilmente non si rendono conto che esempio che sono per molti giovani. Siti internet, pubblicità, blog on line, notizie scritte e video li consegnano all'opinione pubblica pronti per essere criticati ma allo stesso tempo seguiti. Ma Se alcuni calciatori sono esenti da tutto questo vuol dire che non è solo il mondo mediatico a modificare la realtà ma piuttosto che anche all'interno di un sistema con determinate caratteristiche non tutti si sono omologati.
Uno dei blog più famosi on line è quello di Roberto Baggio. Il campione di Caldogno anche se non è più in attivita agonistica tiene un stretto rapporto con i suoi tifosi e con chiunque voglia seguirlo. Il blog è diventato un vero e proprio sito internet dove possiamo trovare informazioni sulla FAO, di cui Roberto è ambasciatore, oppure si possono fare delle donazioni sempre alla FAO in favore dei terremotati di Haiti, sostenere la ricerca per la SLA, una grave malattia che colpisce sempre più persone, o seguire fatti di attulità che il calciatore propone sulle proprie pagine virtuali. Nessuno ha la pretesa di dire che sia Baggio in prima persona a gestire il proprio blog ma ogni cosa lo riguarda, sono cose per cui egli si è veramente messo in gioco. Dopotutto non servono gesti ecclatanti, infatti Baggio è una persona che ama poco le luci della ribalta, tutt'ora partecipa solo a iniziative di beneficenza o commemorative se lo vediamo apparire in tv, ma il suo contributo è concreto, e la comunicazione con lui è reale grazie al suo blog. Ma un calciatore prima di poter fare tutto questo deve essere coerente con le proprie idee. Cosa penseremmo di Baggio se nei suoi anni di attività fosse stato uno scavezzacollo senza remore? Ora di certo quel suo sito sembrerebbe una redenzione forzata e non ci trasmetterebbe le stesse cose. Ma così non è perchè Baggio era uomo umile quando giocava e lo è tutt'ora. Era leale anche nel gioco, non cadeva mai se non c'era il contatto con un altro giocatore, le simulazioni non erano nel suo essere. Ma ce ne sono tanti di esempi, anche se putroppo faccio fatica a trovarne ora e devo spaziare nel passato. Ricordo Gabriel Batistuta, mai domo, corretto, e anche lui non cadeva mai se non c'era reale motivo. Ricordo la telecronaca di una partita di Batistuta dove si infortunò seriamente. Cadette a terra e il cronista subito disse: "Batistuta infortunato", proprio a testimoniare che se il giocatore era caduto dolorante a terra era perchè si era davvero infortunato.
Oggi i mezzi di comunicazione a nostra disposizione oltre a favorire le comunicazioni le amplificano. Quindi un messaggio sarà percepito da molte più persone e i feedback saranno altrettanto maggiori. Il problema però è che non sono trasmessi i giusti valori, e i riceventi di questi messaggi sono sopratutto i giovani. Mio padre a volte nei fine settimana lavora come medico per alcune società sportive, a volte calcio, a volte rugby e a volte basket. Egli afferma che i valori che hanno i ragazzini di 16 anni sono esattamente quelli che hanno i calciatori professionisti. Invece per fortuna in altri sport la comunicazione fra mondo giocato e mondo reale avviene in maniera differente, oltre a essere diverso prima di tutto il messaggio di fondo. Ma dove stiamo andando a finire? Come possiamo pretendere che ci sia un miglioramento se ragazzini di 16 anni hanno già imparato a simulare i falli e cadono a terra per procurarsi una punizione ingiustamente? Se la comunicazione è così invasiva e lo sarà sempre di più deve cambiare il messaggio di fondo prima di tutto, ma vedo ben poca speranza per un calcio sempre più giovane e capriccioso.

lunedì 15 febbraio 2010

Calcio 2.0: la squadra è nostra e la gestiamo noi!



MyFootballClub promette di realizzare il sogno di tanti tifosi: poter scegliere la formazione da mandare in campo, fare la campagna acquisti e infischiarsene di quello che pensa l'allenatore. Il crowdsourcing applicato al gioco più famoso del mondo.
William Brooks è un inglese di 39 anni che lavora in una agenzia pubblicitaria, ma soprattutto è un grande tifoso del Fulham, squadra della Premier League acquistata dieci anni fa dal miliardario Mohamed Al Fayed (il padre di Dodi) in cui ha militato anche l'italiano Vincenzo Montella 3 anni fa. Prima che la società passasse nelle mani del facoltoso Al Fayed, il Fulham era una squadra minore, che quasi mai se la giocava con le migliori, sempre a faticare tra la Premier League e le serie inferiori. Brooks era in quel periodo uno dei tanti tifosi delusi e come tanti altri non condivideva le scelte né dell'allenatore, né della società. "Quando vedevo i tifosi allo stadio pensavo: se solo ognuno mettesse mille sterline la nostra squadra sarebbe migliore". Se altrove, come in Italia, si è cercata una parziale soluzione in iniziative quali il fantacalcio, Brooks ha battuto un'altra strada. Nell'aprile scorso ha deciso di dare seguito alle sue fantasie infantili e ha aperto un sito collaborativo: myfootballclub.
Il sito funziona così: ci si registra per una somma più ragionevole di quella ipotizzata dal Brooks adolescente, 35 sterline, e si diventa soci per un anno. La quota dà diritto a proporre un club di calcio esistente da acquistare. Una volta raggiunta la registrazione del socio numero 50 mila, con i soldi raccolti si cercherà di acquistare un club. Oggi sul sito sono registrati 45 mila soci, non solo inglesi ma anche argentini, spagnoli e statunitensi; quindi ci siamo quasi. "Probabilmente riusciremo a permetterci un club delle categorie minori, quinta o sesta divisione (l'equivalente della nostra serie D), dichiara il fondatore in una lunga intervista rilasciata a Assigment Zero - ma vedremo cosa deciderà la maggioranza".
Già è questo il motore di tutto il progetto, l'intelligenza delle folle, o crowdsourcing. L'intelligenza e il finanziamento delle masse.
Se infatti il progetto riuscisse a raggiungere il proprio obiettivo saranno i soci, in base a un principio di democrazie diretta, a scegliere la formazione: tattica e uomini. E la gestione collettiva del club riguarderà tutti gli aspetti del caso, dalla campagna acquisti, alla scelta dell'allenatore, dai lavori di miglioramento dello stadio alle iniziative per i tifosi. Un unico vincolo: le spese non potranno mai eccedere le entrate.
L'allenatore quindi cosa farà? "L'allenatore allena la squadra, e i video degli allenamenti saranno pubblicati sul sito, ogni socio potrà visionarli e valutare chi è più in forma, dopodiché vota la sua formazione tipo e l'allenatore si adegua alla scelta della maggioranza". Ovviamente l'allenatore ha potere propositivo e Brooks si attende che la maggioranza dei soci le rispetterà, "ma quante volte mi è capitato di andare allo stadio e sentire tutti i tifosi chiedere una sostituzione che poi si è rivelata giusta?", si interroga retoricamente l'ideatore di MyFootballClub. "Il calcio è una delle principali dimostrazione che l'intelligenza delle masse funziona", sentenzia Brooks.
Le molte staffette e alternative che hanno accompagnato la storia del calcio troverebbero finalmente una soluzione inappellabile. Mazzola o Rivera, Del Piero o Baggio, Totti rotto sì, Totti rotto no? "L'allenatore avrebbe il grande vantaggio di non inimicarsi la piazza": nessuno potrebbe prendersela con lui per le scelte fatte, in effetti. All'amministrazione ordinaria del club, la gestione quotidiana, penserebbero 8 dipendenti stipendiati sempre dai soci. Inoltre un quarto della quota associativa sarà utilizzata per mantenere e potenziare il sito.
E se il progetto non avesse buon esito? In quel caso la quota associativa verrà restituita e gli eventuali guadagni versati in beneficenza.
Anche in Italia è nata un'iniziativa analoga. Si tratta di "Tifoseria Attiva", innovativo progetto promosso dall'associazione ASD ULTRATTIVI, in partnership con il Ministero della Gioventù, la Presidenza del Consiglio della Regione Puglia, la Provincia di Bari e il Comune di Altamura. E' un progetto 2.0 che permette a tutti di diventare Presidenti, Dirigenti e Allenatori di una vera squadra di calcio, che verrà gestita direttamente dalla community via web.
Nel comunicato si legge: Per partecipare all'iniziativa ed entrare a far parte dell'entourage che guiderà il club, i "tifosi attivi" dovranno semplicemente iscriversi al sito www.altamuracalcio.it: un'occasione unica per dimostrare di avere le giuste qualità per essere dirigenti e allenatori vincenti. Niente più fantacalcio o campionati virtuali, qui si gioca davvero! Potere alla community, dunque, che avrà in mano – o meglio in un click - la gestione completa della società, a partire dalla scelta della maglia, gli sponsor, la campagna acquisti, i giocatori, sino agli allenamenti, i moduli tattici e le formazioni. Tutto in regime democratico! Le decisioni, infatti, verranno prese dalla community mediante votazioni online.
La prima fase del progetto prevede la raccolta di 5.000 pre-adesioni di "tifosi attivi" mediante l'iscrizione gratuita al sito internet www.altamuracalcio.it. Una volta raggiunta tale quota si avvieranno le trattative per l'acquisto di una squadra di calcio esistente di Altamura o la creazione ex novo di un club, per poi procedere con la scelta delle maglie, gli sponsor e la campagna acquisti, sino all'iscrizione al campionato di calcio e la gestione quotidiana di allenamenti, giocatori, moduli e formazione. Gli iscritti che confermeranno la pre-adesione dovranno versare un contributo annuale, di poche decine di euro, che verrà utilizzato per l’acquisizione della squadra di calcio, la campagna acquisti e le spese di gestione della società.
Obiettivo, non secondario, promuovere la cultura dello sport e i sani valori del calcio attraverso il concetto di "partecipazione attiva", proponendo un modello di calcio pulito e partecipato, che possa essere da esempio per tutta l'Italia.
Un grande rischio da correre, sono tanti i problemi che potrebbero sorgere ma probabilmente sono più grandi i sogni di molte persone di possedere e gestire la propria squadra di calcio.

Inter su Second Life. I nerazzurri primo club al mondo ad entrare nel mondo virtuale.



L’Inter di Moratti, da pochi giorni, non è più solo reale ma anche virtuale. I nerazzurri infatti, sono il primo club al mondo ad entrare in Second Life. Second Life, è la più grande e famosa comunità web tridimensionale al mondo e vanta tra i suoi iscritti numerosi personaggi famosi, esponenti della politica, attori, cantanti e da oggi anche un club di calcio, l’Inter appunto.
Second Life, per chi non lo conoscesse, è un vero e proprio mondo virtuale in cui gli utenti hanno a disposizione delle isole dove creare dei personaggi a propria immagine e somiglianza (i famosi avatar)da far interagire con gli altri utenti vivendo appunto, un sorta di "seconda vita" sul web.L’Inter ha deciso di percorrere questa strada innovativa creando un alter-ego della squadra Campione d’Italia nell’ultimo campionato di Serie A. Niente è stato lasciato al caso: nella versione Second Life dell’Inter infatti non manca un moderno stadio immerso nel verde, ne tantomeno la sede ufficiale della squadra. E’ stata riprodotta fedelmente infatti, la sede dell’Inter di Via Durini a Milano con la famosa "Sala dei Trofei" alla quale gli utenti di Second Life potranno accedere e guardare i trofei conquistati dai nerazzurri, copia esatta dei trofei reali.
Per accedere sull’isola dell’Inter in Second Life basta scrivere "Inter" all’interno del menu "map" e si potrà entrare nel mondo virtuale nerazzurro.
Prossimamente l’Inter userà questo spazio virtuale per promuvere eventi legati al club e per le presentazioni di prodotti legati al marchio nerazzurro. Una nuova fusione dunque tra calcio e web che potrebbe rappresentare la prossima miniera d’oro del marketing per il calcio. Non a caso infatti, nella sede "virtuale" dell’Inter su Second Life si potranno avere in regalo i gadget nerazzurri; gadget che poi potranno essere anche acquistati nella vita "reale" seguendo gli appositi link. L’Inter dunque tenta questa nuova via del marketing, forse un pò rischiosa se pensiamo la primo lancio di second life e al suo relativo flop. Esperti di web 2.0 ritengono che second life avrà una rinascita nei prossimi anni. La grafica molto sviluppata del sito web non permetteva a molti di accedervi per via di harware normali, mentre ora questo sito è diventato ne più ne meno di tanti altri se parliamo di grafica, perchè la tecnologia permette di superare ogni giorno barriere e limiti del web. Su questa analisi si è quindi basata l'idea del club di Milano.

Calcio e internet, matrimonio d'interesse?




Il mondo del calcio sta scoprendo sempre di più le potenzialità della rete. Il fenomeno dello streaming on line offre qualità audio e video quasi paragonabili a quelle della televisone. Numerosi sono i vantaggi della rete, possiamo infatti guardare comodamente dal nostro pc una partita di qualunque sport di qualunque nazione, che con mezzi tradizionali non avremmo potuto la possibilità di vedere. Il mondo dello streaming è però ancora in fase di sviluppo, non è accessibile a tutti anche per via dei numerosi "plug in" che bisogna installare per la visione di un canale on line, o perchè dobbiamo scaricare il player dedicato appositamente per quel sito. Appena superate quete piccole difficoltà la rete è in mano nostra. Programmi che comunemente vengono reggruppati nella categoria "user friendly" si stanno via via modificando per diventare sempre più friendly. L'orientamento al calcio e allo sport on line è stato ampiamente percepito dai principali club italiani, infatti c’è voglia di tv online tra i club di calcio nostrani. Gratuita o a pagamento, fa poca differenza. Si cerca visibilità, una visibilità da gestire autonomamente per rafforzare il proprio brand, andando incontro ai milioni di internauti.
Il Milan, ad esempio, ha scelto la formula a pagamento da diffondere tramite il proprio sito. Showtime è un progetto ben articolato, che comprende sette canali tematici. Si va dal canale dedicato alle news a quello riservato alle sintesi, poi i live, gli highlights e altro. Due formule di abbonamento e due lingue: oltre all’italiano c’è l’inglese, per raggiungere i milioni di simpatizzanti rossoneri sparsi per il mondo.
Più romantica è la web tv della Sampdoria (www.youtube.com/sampdoria). Il club blucerchiato l’ha piazzata su You Tube, paradiso del romanticismo video su internet. E’ free ed è anche ben fatta. Naturalmente non ha l’aspetto di un canale tv, ma quello di un contenitore di clip e servizi. Credo che funzionerà proprio perché è fatta in questa maniera. Più simile ad un portale dove scegliere, dunque più simile a come l’utente vive internet: logica pull e non logica push, scegliere che cosa vedere e non lasciarsi “imporre” un palinsesto di contenuti. Finora la Samp Web Tv funziona: una clip su Cassano ha superato le 21mila visualizzazioni in tre giorni, gli altri video hanno una media di 4mila spettatori.
Ci sono chiaramente altri esempi, tra i più recenti va citata SiamoBologna.tv, ed è naturale aspettarsi che altre società decidano di percorrere questa strada. Dopo il matrimonio d’interesse tra sport e televisione, come titola un celebre volume di Giovanni Iozzia e Luciano Minerva, c’è da affrettare un “sì” d’interesse anche tra sport (calcio) perchè se guardiamo al passato, e quanto la tv ha fatto per il calcio, possiamo a malapena immaginare internet con il suo potenziale quanto potrà fare per questo sport.

domenica 10 gennaio 2010

Il fenomeno, il bambino e lo sciacallo.


Una delle più recenti forme di schiavitù è quella finalizzata all’ambito sportivo e noto come “tratta di baby calciatori”. È uno “spaccato” sociale poco esplorato, anche se rappresenta un’occasione di lucro e di sfruttamento, in particolare di minori stranieri.
Il primo allarme venne lanciato, nel 1991, dal presidente della Federazione calcistica africana, queste furono le sue parole: "Gli agenti saccheggiano l’Africa, rubano i bambini a volte anche di dieci anni, li portano in Italia e poi li abbandonano al loro destino".
In questi ultimi anni sentiamo sempre più spesso il cronista della partita che annuncia l'esordio di qualche piccolo fenomeno, neo acquisto di qualche squadra nostrana. Solo pochi anni fa un calciatore di 17-18 anni avrebbe giocato solo nella sua primavera, ovvero la squadra giovanile della ben più rinomata prima squadra, oggi invece è quasi notizia del giorno venire a sapere di qualche nuovo baby campione che viene introdotto nel mondo dei grandi. Lui per quanto poco si atteggia da leader fin dalla prima partita, deve dimostrare che c'è un motivo se è arrivato dove è arrivato, magari vuole riscattare le sue umili origini ed'è pieno di motivazioni che lo hanno spinto ad arrivare fino a quel traguardo. Ma per uno che ce fa la quanti sono quelli che restano delusi, o addirittura truffati perchè hanno creduto troppo a chi promise loro sogni gloria e una bella vita?
Un padre missionario che opera in Sierra Leone, uno dei paesi più poveri dell'africa raccontava la sua testimonianza, i suoi ragazzi erano soliti giocare a calcio come passatempo principale, giocavano con una palla fatta da loro, non era perfettamente rotonda ma per loro era fin troppo perfetta, una palla piena di sogni, seguendo l'esempio dell'ex attaccante dell'inter Kallon.Mohamed Kallon infatti nacque in Sierra Leone e fece carriera nel mondo del calcio ottenendo anche discreti risultati. La fama e soldi ottenuti non gli fecero dimenticare la sua terra natia, le sue umili origini; il suo altruismo fece il resto così tornò in Sierra Leone nel 2002, acquistò la società calcistica Sierra Ficheries per 30.000 dollari e ne diventò presidente e attuale giocatore. Molti bambini purtroppo anche per colpa delle guerriglie urbane che in quei posti durano anche da oltre 30 anni, sono preda facile di gente senza scrupoli, che li porta in Italia e li lascia al loro destino. Cosa potrà mai fare un bambino di 10 o 12 anni che si ritrova in una realtà completamente diversa dalla sua. I problemi a cui andrà incontro sono decisamente troppi.
Il problema è che se inseguiamo un sogno dove i nostri idoli sono portatori dei migliori valori possibili, come sarà poi svegliarsi da questo sogno divenuto incubo? Sopratutto i bambini stranieri andrebbero tutelati, è un abominio portarli via dalla loro casa solo perchè dimostrano una qualche predisposizione al calcio. Il limite minimo per i trasferimenti internazionali è 16 anni. Il presidente dell'Uefa Platini ormai un anno fa ch chiese all' UE di rivedere i limiti d'età per la libera circolazione dei lavoratori per evitare "lo sfruttamento dei giocatori bambini". La normativa Ue sulla libera circolazione dei lavoratori, che oggi sono liberi di muoversi a 16 anni: "Una norma che favorisce il traffico di bambini, quando bisognerebbe invece vietare i trasferimenti internazionali dei giocatori con meno 18 anni". Qui stiamo parlando di vero e proprio sfruttamento del lavoro minorile, non è poi molto diverso far allenare un bambino pensando che possa fruttare un buon guadagno la vendita del suo cartellino in futuro, paragonando a un lavoro vero e proprio dove il minore è sfruttato. Il bambino è comunque in balia delle scelte di qualcun altro, non è libero, non sta più inseguendo il suo sogno ma sta lottando per sopravvivere.
La tratta ha avuto inizio, pare, quando una società calcistica del Nord-Italia ha acquistato in Ghana tre giovanissimi calciatori a bassissimo prezzo. Dopo qualche anno, di loro non si sa più nulla. Anche altre società fiutano comunque il possibile affare e nella stagione 1998/99, in Italia, i tesserati under 16 extracomunitari sono 5.308 ed i minorenni over 16 sono 1.181.
Le cifre destano scandalo e nell’autunno del 2000, Livia Turco e Giovanna Melandri, ministri dell’allora Governo in carica, in accordo con la Federazione Italiana Gioco Calcio (Figc) mettono a punto un protocollo d’intesa per fermare gli “scafisti del pallone”.
Da allora tutte le società affiliate alla Figc hanno l’obbligo di segnalare la presenza del minore straniero non appena arriva in Italia per il provino.
Non c'è un lieto fine per la maggior parte di questi baby calciatori, un esempio molto triste seppur chiaro è riportato nell'articolo di questo link. http://www.meltingpot.org/articolo8656.html. L'articolo è del 2006 ma purtroppo è un argomento sempre più attuale in un calcio che sempre di più accorcia i limiti minimi per i baby calciatori di debuttare nel mondo dei loro sogni, salvo poi farli svegliare come Pinocchio il giorno dopo di quando andò nel mondo dei balocchi.

lunedì 4 gennaio 2010

Il Diego Armando e il Napoletano innamorato.


Era l’estate del 1984 quando Diego Armando Maradona sbarcò a Napoli, dove lo sospettava una città già innamorata sin dalla presentazione, da quel 5 luglio 1984 in cui il San Paolo si riempì magicamente, per assistere solo ai palleggi del ragazzotto riccioluto e tarchiato proveniente da Barcellona. A lui sarà parso di rivivere i giorni dell’infanzia, quando veniva ammirato nelle sue esibizioni, durante l’intervallo delle partite dell’Argentinos Juniors. Solo lui in mezzo al campo, con quel pallone da tenere in aria in una serie infinita di palleggi, tra gli applausi del pubblico che se ne infischiava della partita e chiedeva: “Que se quede, que se quede” (fatelo restare). Era la nascita di un mito e chissà se quel pubblico si rendeva conto di quello che sarebbe diventato di lì a poco quel piccolo giocoliere. Napoli e la gloria che forse nemmeno lui si aspettava. Una città ai suoi piedi, un popolo che l’ha accolto come un messia ancor prima di vederlo correre dietro ad un pallone. Sette anni di amore profondo ed indissolubile con la conquista di 2 scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa e una Coppa Uefa, il tutto condito da 115 gol in 188 partite!
Maradona diventò figlio di Napoli, re di una terra che trovava il riscatto in quel piede sinistro vellutato e micidiale, capace da solo di prendere a calci lo strapotere del nord. Uomo simbolo della squadra, anzi uomo-squadra, l’unico al mondo capace di giocare da solo, di vincere da solo.
Ne sa qualcosa l’Inghiterra purgata da Diego in una gara che è rimasta stampata negli occhi di tutti gli amanti del bel calcio. Come non ricordare quella mano messa proprio lì, dove la testa non può arrivare, e poi quel gol strepitoso dopo una serie incredibile di dribbing? Mano de Dios e Pibe de Oro nella stessa gara, che spalancò le porte verso la conquista del Mondiale.
E se fosse continuata così la bella favola di Maradona sarebbe finita come le più classiche delle fiabe per bambini, ma il tradizionale "e vissero tutti felici e contenti" ha urtato rovinosamente contro lo scandalo "cocaina".
Maradona fu trovato positivo nel 1991 al termine di un Napoli-Bari, una squalifica di 15 mesi, per lui, che significarono di fatto il suo addio al calcio italiano.
Mardaona è stato il pionere di questo cancro che ha intaccato anno dopo anno le cronache dei nostri campionati maggiori, come lui nella rete della cocaina finirono anche un suo connazionale Caniggia, poi il famoso difensore della juventus Mark Iuliano, è anche storia recente come è stato per Mutu, Carrozzieri, cronaca di questi giorni. Poi c'è chi se ne va nell'ombra, senza lasciare traccia perchè meno famoso. Ricordo il coraggioso Johnathan Bachini che ha indossato la maglia di molte squadre, giocatore valido sotto molti punti di vista. Purtroppo anche lui è caduto nella trappola della cocaina, che l'ha costretto a smettere e ne ha cambiato l'aspetto; ora irriconoscibile l'ex calciatore. Purtroppo in questo mondo si fa scalpore solo quando si è famosi, quando cominci a essere scomodo. Ho sempre avuto la sensazione che i controlli antidoping siano mirati, non colpiscano a campione come invece prevede il regolamento. Nel calcio moderno il calciatore è un uomo moderno, nella maggior parte ragazzone troppo cresciuto che ama circondarsi di belle ragazze, che va in discoteca a feste esclusive. Come si fa a non pensare male dopo i numerosi e ben documentati serivizi sulle discoteche e i vari giri di droga? Non giustifico minimamente l'uso di certe sostanze da parte di nessuno, dico solo che anche qui è un chiaro esempio di come gli strumenti mediatici vengano utilizzati ora per crocifiggere ora per esaltare il giocatore. Ipotizzando per assurdo, voleva forse essere la punizione per Maradona per aver fatto vincere il mondiale l'anno prima alla sua argentina segnando lo storico gol di mano? O forse era un normale controllo antidoping e quindi è stata solo la sorte? Il dubbio ci resta purtroppo. Non possiamo dirlo con certezza, come non possiamo dire con sicurezza se al tempo lo scandalo Pantani scoppiò perchè era giusto che così fosse o perchè era scomodo? Il dubbio sorge spontaneo se pensiamo che Pantani al tempo si stava avviando letteralmente ad entrare nella leggenda, 2 giri d'Italia consecutivi e anche il secondo tour de France, avrebbe oscurato qualsiasi altro campione, evidentemente a qualcuno non andava bene e quindi è scattata la squalifica. Ora più che mai molti sportivi dovrebbero farsi un bell'esame di coscienza, sostanze fortificanti sono presenti in tutti gli sport, credo però che non tutti ne facciano uso, dopotutto bisogna sperare che almeno una parte di questo mondo sia ancora pulita onesta e leale. Basta essere lungimiranti per fare la scelta giusta. Ogni sostanza stupefacente o dopante che sia a lungo andare devasta l'organismo e rende un calvario la vita del colpevole. Ma i sogni di gloria e la fama a volte sono più forti, non si vuole fare fatica per essere i migliori e così si arriva a compromessi. A volte il lieto fine purtroppo non c'è come nel triste caso del pirata Pantani o del mediano Bachini, altre volte invece la sorte torna a sorridere, come nel caso del protagonista di questo intervento.Oggi El Pibe de Oro è tornato, per la sua settima vita. L’Argentina ha chiamato il suo figliol prodigo come ct della nazionale, quella che Diego portò a un titolo mondiale nell’86 e alla vendetta sull’Inghilterra nell’anno della guerra della Falkland-Malvinas, e alla quale si appigliò nel ‘94 da giocatore dopo il lungo tunnel della droga, tranne poi ricadere nella rete dell’antidoping per quel vizio diventato tragica quotidianità nella Napoli che lo osannava. El Pibe de Oro ha fatto sognare e piangere, innamorare e arrabbiare, perfino indignare, declinazione alla quale si è dedicato soprattutto dopo la chiusura dell’attività di fuoriclasse: il cibo smodato, la droga, l’alcool, la morte più volte sfiorata. Amico di Castro, nemico giurato degli Stati Uniti e di Bush in primis, sostenitore di Chavez nella sua campagna anti-americana e per il sud del mondo. E poi anche inseguito dal fisco italiano, e da un figlio mai riconosciuto a Napoli. Ora Maradona, sulla cui vita l’anno scorso sono usciti due film (uno del grande Kusturica), sta per diventare nonno. Il figlio glielo daranno Giannina, la più piccola delle due ragazze che Diego ha spesso lasciate sole con se stesse, e il ‘Kun’ Aguero, bomber della nazionale campione olimpica e dell’Atletico Madrid. Forse è questa nuova vita ad aver spinto El Pibe a riprovarci. Con il calcio, ovviamente, la sua vera unica vita.