domenica 10 gennaio 2010

Il fenomeno, il bambino e lo sciacallo.


Una delle più recenti forme di schiavitù è quella finalizzata all’ambito sportivo e noto come “tratta di baby calciatori”. È uno “spaccato” sociale poco esplorato, anche se rappresenta un’occasione di lucro e di sfruttamento, in particolare di minori stranieri.
Il primo allarme venne lanciato, nel 1991, dal presidente della Federazione calcistica africana, queste furono le sue parole: "Gli agenti saccheggiano l’Africa, rubano i bambini a volte anche di dieci anni, li portano in Italia e poi li abbandonano al loro destino".
In questi ultimi anni sentiamo sempre più spesso il cronista della partita che annuncia l'esordio di qualche piccolo fenomeno, neo acquisto di qualche squadra nostrana. Solo pochi anni fa un calciatore di 17-18 anni avrebbe giocato solo nella sua primavera, ovvero la squadra giovanile della ben più rinomata prima squadra, oggi invece è quasi notizia del giorno venire a sapere di qualche nuovo baby campione che viene introdotto nel mondo dei grandi. Lui per quanto poco si atteggia da leader fin dalla prima partita, deve dimostrare che c'è un motivo se è arrivato dove è arrivato, magari vuole riscattare le sue umili origini ed'è pieno di motivazioni che lo hanno spinto ad arrivare fino a quel traguardo. Ma per uno che ce fa la quanti sono quelli che restano delusi, o addirittura truffati perchè hanno creduto troppo a chi promise loro sogni gloria e una bella vita?
Un padre missionario che opera in Sierra Leone, uno dei paesi più poveri dell'africa raccontava la sua testimonianza, i suoi ragazzi erano soliti giocare a calcio come passatempo principale, giocavano con una palla fatta da loro, non era perfettamente rotonda ma per loro era fin troppo perfetta, una palla piena di sogni, seguendo l'esempio dell'ex attaccante dell'inter Kallon.Mohamed Kallon infatti nacque in Sierra Leone e fece carriera nel mondo del calcio ottenendo anche discreti risultati. La fama e soldi ottenuti non gli fecero dimenticare la sua terra natia, le sue umili origini; il suo altruismo fece il resto così tornò in Sierra Leone nel 2002, acquistò la società calcistica Sierra Ficheries per 30.000 dollari e ne diventò presidente e attuale giocatore. Molti bambini purtroppo anche per colpa delle guerriglie urbane che in quei posti durano anche da oltre 30 anni, sono preda facile di gente senza scrupoli, che li porta in Italia e li lascia al loro destino. Cosa potrà mai fare un bambino di 10 o 12 anni che si ritrova in una realtà completamente diversa dalla sua. I problemi a cui andrà incontro sono decisamente troppi.
Il problema è che se inseguiamo un sogno dove i nostri idoli sono portatori dei migliori valori possibili, come sarà poi svegliarsi da questo sogno divenuto incubo? Sopratutto i bambini stranieri andrebbero tutelati, è un abominio portarli via dalla loro casa solo perchè dimostrano una qualche predisposizione al calcio. Il limite minimo per i trasferimenti internazionali è 16 anni. Il presidente dell'Uefa Platini ormai un anno fa ch chiese all' UE di rivedere i limiti d'età per la libera circolazione dei lavoratori per evitare "lo sfruttamento dei giocatori bambini". La normativa Ue sulla libera circolazione dei lavoratori, che oggi sono liberi di muoversi a 16 anni: "Una norma che favorisce il traffico di bambini, quando bisognerebbe invece vietare i trasferimenti internazionali dei giocatori con meno 18 anni". Qui stiamo parlando di vero e proprio sfruttamento del lavoro minorile, non è poi molto diverso far allenare un bambino pensando che possa fruttare un buon guadagno la vendita del suo cartellino in futuro, paragonando a un lavoro vero e proprio dove il minore è sfruttato. Il bambino è comunque in balia delle scelte di qualcun altro, non è libero, non sta più inseguendo il suo sogno ma sta lottando per sopravvivere.
La tratta ha avuto inizio, pare, quando una società calcistica del Nord-Italia ha acquistato in Ghana tre giovanissimi calciatori a bassissimo prezzo. Dopo qualche anno, di loro non si sa più nulla. Anche altre società fiutano comunque il possibile affare e nella stagione 1998/99, in Italia, i tesserati under 16 extracomunitari sono 5.308 ed i minorenni over 16 sono 1.181.
Le cifre destano scandalo e nell’autunno del 2000, Livia Turco e Giovanna Melandri, ministri dell’allora Governo in carica, in accordo con la Federazione Italiana Gioco Calcio (Figc) mettono a punto un protocollo d’intesa per fermare gli “scafisti del pallone”.
Da allora tutte le società affiliate alla Figc hanno l’obbligo di segnalare la presenza del minore straniero non appena arriva in Italia per il provino.
Non c'è un lieto fine per la maggior parte di questi baby calciatori, un esempio molto triste seppur chiaro è riportato nell'articolo di questo link. http://www.meltingpot.org/articolo8656.html. L'articolo è del 2006 ma purtroppo è un argomento sempre più attuale in un calcio che sempre di più accorcia i limiti minimi per i baby calciatori di debuttare nel mondo dei loro sogni, salvo poi farli svegliare come Pinocchio il giorno dopo di quando andò nel mondo dei balocchi.

1 commento:

  1. Verissimo, e bisognerebbe dare una regolata soprattutto alle squadre inglesi, maestre nel soffiare talenti giovanissimi di altre nazionalità (anche italiana) fregandosene altamente delle conseguenze sul giovane, sul suo modo di vivere, sulla sua famiglia. Squadre come Arsenal o Manchester United sono anni che vanno avanti di questo passo, e se non sbaglio il Chelsea è invischiato in una specie di sovvenzione/embargo impostogli dall'Uefa per aver portato via un ragazzino talentuoso ad un altra squadra di non so che paese (francese mi sembra, ma non vorrei dire cazzate) in modo assolutamente sleale, una sorta di proibizione a fare acquisti per le due sessioni di calciomercato dei prox due anni (anche se recentemente è stata sospesa da una sentenza).

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